Chi uccide i confidi, ammazza le imprese

«Le aziende stanno morendo per mancanza di liquidità. Le banche restringono il credito. La Regione Veneto mette in campo gli strumenti inadeguati. E in più, sull’unico strumento che funziona, i consorzi fidi, Palazzo Balbi, assieme agli altri detrattori, alza un polverone per confondere l’opinione pubblica. L’assessore Coppola più parla e più ci si rende conto che non conosce il sistema dei confidi, cosa grave per una persona che riveste il suo ruolo».

Lo afferma Giuliano Rosolen, direttore della CNA provinciale di Treviso, promotrice, assieme alle altre associazioni di categoria trevigiane, della lettera unitaria a Zaia per il rifinanziamento dei fondi rischi dei confidi e dei fondi antiusura, che sono i veri fondi anticrisi e antisuicidi.

La CNA ritiene che, per capire la questione, vada compreso innanzitutto COSA sono i consorzi fidi e perché sono ancora gli strumenti più efficaci per garantire l’accesso al credito alle piccole e micro imprese, che sono il 97% delle imprese venete.

«I consorzi fidi sono cooperative di imprenditori che mettono i loro soldi nel capitale sociale della cooperativa per aiutarsi nel momento del bisogno e aiutare i colleghi nell’accesso al credito. Altro che “carrozzoni” come afferma l’assessore regionale Coppola – spiega Rosolen -. Il patrimonio del confidi della CNA, ad esempio, è stato costituito con i soldi dei nostri artigiani e successivamente, vista la sua utilità per lo sviluppo dell’economia del territorio, ha ricevuto contributi pubblici. Quando chiediamo contributi alle istituzioni lo facciamo perché l’aumento delle sofferenze, dovute alle crisi, sta erodendo il patrimonio dei confidi e se spariscono i confidi le piccole e medie imprese perdono l’unica garanzia di accesso al credito, a fronte di banche che spesso fanno mancare i finanziamenti alle imprese, sottovalutando che per far ripartire la crescita c’è bisogno anche del loro aiuto».

La natura di cui sono fatti i confidi non è di secondaria importanza nell’efficacia delle funzioni che esplicano e negli interessi che difendono. Veneto Sviluppo, al contrario dei confidi, non è un consorzio di imprenditori ma una società controllata al 51% dalla Regione e al 49% dalle banche. Con un assetto societario del genere risulta evidente a chi risponde e di chi fa gli interessi.

«La bontà dei confidi si misura in base alla capacità di facilitare l’accesso al credito agli imprenditori che pur avendo un'azienda sana e competitiva non hanno patrimoni da dare in garanzia alle banche e naturalmente in base al costo del servizio – continua Rosolen – Le operazioni di ingegneria finanziaria creativa, come il tranched cover, promosso dalla Regione, le valutiamo in base agli effetti che generano sulle imprese, a quanto costano e a chi le paga, che non deve essere sempre l’imprenditore. A noi interessa infatti mettere chi fa impresa nelle condizioni di continuare a farla dandogli la liquidità di cui ha bisogno e al più basso costo possibile».

Per la CNA, gli strumenti messi in campo dalla Regione sono inadeguati per le micro e piccole imprese anche perché pensati per le medie e grandi. Ad esempio, il fondo del POR 2007–2013 che l’assessore regionale Coppola lamenta le imprese hanno scarsamente utilizzano sono soldi che si possono chiedere per operazioni di credito agevolato per investimenti in innovazione per un importo minimo di 100 mila euro e massimo di 2 milioni di euro. Le piccole imprese che hanno utilizzato questo fondo sono poche. Perché? Perché non è uno strumento finanziario pensato per le loro esigenze, sia per gli importi sia per la tipologia di finanziamento. Le aziende, in questo momento, hanno bisogno di liquidità, sono invece molto meno propense, vista la crisi, a fare investimenti.

Dietro la polemica di questi giorni c’è anche la competizione tra confidi 106 (fino a 75 milioni di euro di operatività all’anno) e 107 (superiori ai 75 milioni). «Una competizione che non deve esistere tra strumenti che nella fase attuale sono entrambi utili perché operano con specializzazioni diverse nell’interesse delle imprese. – continua il direttore della CNA di Treviso -. Anzi attualmente per la micro impresa è più conveniente operare con i 106 perché, a parità di servizio, hanno costi più bassi. La Regione quindi non dovrebbe schierarsi a favore dei confidi 107 negando fondi ai 106.»

«Dietro la volontà della Regione di accentrare le funzioni del credito a livello regionale– ragiona Rosolen – c’è un’idea sbagliata del ruolo dell’ente pubblico e la negazione del valore della sussidiarietà: l’ente pubblico non deve sovrapporsi e sostituirsi a quello che fa, e bene, la società organizzata, deve piuttosto favorirla. Le associazioni di categoria stanno riorganizzando il sistema dei confidi. Ci aspettiamo che l’assessore Coppola faccia altrettanto con la miriade di enti inutili e baracconi che il suo Assessorato alimenta».

Alla CNA non è piaciuto infine il pesante attacco personale contro il Presidente di Confartigianato della Marca Trevigiana.

«Basta strumentalizzare le posizioni di Mario Pozza – conclude la CNA di Treviso – la sua infatti non è una posizione personale ma rappresenta le richieste e la posizione di tutte le associazioni di categoria trevigiane che chiedono il rifinanziamento dei fondi rischi dei consorzi fidi e dei fondi antiusura da parte della Regione».


 

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