Il 20% delle richieste di credito con garanzia dei confidi respinte dalle banche. Allarme CNA per una nuova stagione di credit crunch

I cenni di ripresa rischiano di essere stroncati sul nascere dai provvedimenti anti-credito destinati alle banche che, inevitabilmente, rimbalzeranno in maniera pesante  su tutte le imprese, ma soprattutto su quelle piccole.

A  lanciare l’allarme è la CNA provinciale di Treviso che punta il dito contro l’inasprimento dei requisiti del capitale degli istituti creditizi messo a punto dalla Banca Centrale Europea.

«C’è il rischio, concreto, di una nuova stagione nefasta di credit crunch proprio nel momento in cui, anche nella Marca, si cominciano a vedere segni di ripresa – denuncia Giuliano Rosolen, direttore della CNA provinciale di Treviso,  commentando l’individuazione di nuovi coefficienti patrimoniali minimi da rispettare, che la Bce si prepara ad applicare – . Quella della BCE è una decisione che lascia sconcertati. Costringere le banche a rafforzare ulteriormente il proprio patrimonio avrà come conseguenza l’immobilizzazione di ulteriori risorse anziché l’erogazione di crediti alle imprese e alle famiglie  per il rilancio dell’economia. Non sono scelte che possiamo condividere».

Se la stretta creditizia negli ultimi mesi si era leggermente allentata, rimane comunque severa. Basti considerare un dato: attualmente, ben 20 pratiche su 100 di richiesta di credito attraverso il confidi CNA vengono respinte dalle banche. E sono richieste di finanziamento garantite al 50 per cento dal consorzio fidi, quindi con un rischio dimezzato per gli istituti di credito!

«Le banche continuano a dare credito con grande difficoltà alle piccole imprese, che sono l’ossatura della nostra economia – continua Giuliano Rosolen – Da due anni a questa parte i respingimenti sono raddoppiati perché le banche stimano molto bassa la capacità di rimborso da parte delle imprese, nonostante una garanzia importante e affidabile come quella del confidi. Figuriamoci senza questa garanzia! Ci auguriamo che in Europa pensino allo stato dell’economia reale e facciano marcia indietro rispetto a regole che soddisfano criteri di austerità ma non certo di crescita e sviluppo». 


 

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