Il Premier ama i gelati. Ma lo sa quanta burocrazia asfissiante deve sopportare un gelataio?

gheginIn questi ultimi, ultimissimi, giorni d’estate una delizia alla quale molti non possono proprio rinunciare è il gelato e, a quanto pare neanche il nostro Presidente del Consiglio è in grado tener testa a una simile tentazione!

Dunque, la scorsa settimana l’Economist aveva in copertina un fotomontaggio con Renzi con in mano un gelato insieme alla Merkel e a Hollande, mentre Draghi tira via l’acqua dalla barca dell’Europa che affonda. Schietta rappresentazione di ciò che avverte l’opinione pubblica! Per tutta risposta, lo scorso venerdì, mentre il Consiglio dei Ministri era ancora in corso, il porticato di Palazzo Chigi apriva i cancelli a un carretto di gelati di una nota catena. Nel giro di qualche minuto il presidente del Consiglio si è mostrato alle telecamere con un cono crema e limone, invitando fotografi e cronisti a servirsi delle leccornie portate dal carretto.

Ebbene sì, ciò su cui voglio soffermarmi  è la famigerata polemica legata al carretto dei gelati, complice anche la riflessione di  un lettore postata nel blog tenuto da Nicola Porro sulla piattaforma de Il Giornale.

Dunque, questo lettore scrive elencando tutti gli adempimenti ai quali il gelataio ambulante deve far fronte. Adempimenti che non sono né più né meno di tutti quelli che ogni singolo imprenditore italiano deve sopportare. Adempimenti che appesantiscono l’economia italiana impedendole di crescere e tarpandole le ali quando sarebbe invece necessario volare alto. Ed eccoli, questi pesi che gravano sugli imprenditori, così come li ha riassunti il solerte lettore:
– misuratore fiscale, il cosiddetto registratore di cassa (Legge 18/1983)
– dispositivo POS per le transazioni con bancomat (art. 15, comma 4, DL 179/2012)
– registro corrispettivi (art. 24 DPR 633/72)
– registro sostitutivo, in caso di guasto al misuratore fiscale (art. 11 DM 23/03/1983)
– libretto fiscale misuratore fiscale (art. 2, comma 2, DM 23/03/1983)
– autorizzazione amministrativa per la vendita e somministrazione di prodotti artigianali (artt. 39 e 43 LR Lazio 33/1999)
– libro unico del lavoro (art. 39 e 40 DL 112/08)
– listino prezzi (art. 180 RD 635/1940)
– elenco ingredienti degli alimenti venduti (art. 16, commi 3, 4 e 5, del DLgs 109/1992)
– termometro per la verifica della temperatura di conservazione degli alimenti, acqua corrente, materiale di pulizia e scarico acque grigie, e la documentazione del piano HACCP per la sicurezza alimentare (DGR Lazio 282/2002)
– attestato del superamento del corso di formazione sanitaria per gli addetti alla manipolazione delle sostanze alimentari (DGR Lazio 282/2002)
– documento di valutazione dei rischi per la sicurezza in azienda (DLgs 81/2008)
– documentazione relativa al possesso dei requisiti professionali per gli addetti al settore alimentare (art. 71, comma 6, DLgs 59/2010)
– imposta comunale pubblicità: il carretto ha il logo dell’azienda sulle pareti, anche se sono state coperte durante la sosta a Palazzo Chigi (DLgs 507/1993)
– canone occupazione aree pubbliche (DLgs 446/1997)
– canone RAI speciale, se il monitor che è presente sul carretto è anche solo potenzialmente in grado di ricevere trasmissioni radiotelevisive (art 2 DLgs Lt 458/1944)
– campanello sul manubrio, luci e catadiottri rossi; queste ultimi dispositivi solo se il carretto circola o sosta fuori dal centro urbano, o nelle ore notturne, in luoghi pubblici (art. 68 DLgs 286/1992)
– giubba bianca chiusa, o grembiule bianco, che devono essere indossati dall’addetto alla somministrazione (art. 157 Regolamento Igiene del Comune di Roma)

Tutto questo per il solo carretto dei gelati; e probabilmente mi sono dimenticato qualcosa. Poi c’è tutto quello che serve per il laboratorio di produzione, e per il punto vendita fisso: come minimo due o tre volte il numero di adempimenti elencato; e oltretutto con una miriade di uffici con cui confrontarsi, dall’Agenzia delle Entrate alla ASL, dall’INPS all’Ispettorato del Lavoro alla Regione, dal Dipartimento Risorse economiche al Dipartimento Attività produttive del Comune”.

Ma come possiamo spiccare il volo se non siamo capaci di capire neanche i più semplici problemi degli imprenditori? Tenendo presente che sono proprio questi ultimi a trainare il carretto (per rimanere in tema) dell’economia italiana. Senza impresa, senza realtà aziendali che crescono e godono di buona salute, il Paese può dire addio a qualsiasi speranza di ripresa. L’Italia è in recessione, la deflazione ormai è evidente, nonostante le stime attuali prodotte dall’Istat siano solo provvisorie. Quelle definitive non faranno altro che darne ulteriore conferma. Ma vogliamo veramente che il Paese cada nel burrone della disfatta economica? Io no, eppure la realtà ci mostra ben poche ancore di salvezza.

L’impresa fa fatica a decollare a causa soprattutto della burocrazia asfissiante. Riprendendo per somme linee la lettera inviata a Nicola Porro, si possono quindi individuare almeno una ventina di adempimenti in capo, a mo’ di esempio, al titolare del carretto dei gelati.
“Il carretto passava e quell’uomo gridava: Gelati!”, cantava Battisti quando l’Italia aveva ancora la speranza di farcela. Oggi l’uomo che grida gelati è il nostro premier che scimmiotta la propria caricatura. La situazione è indubbiamente critica!
Così non possiamo di certo andare avanti. Ne prendano atto!

Roberto Ghegin, responsabile fiscale CNA

 


 

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