L'opione di Carlo Giua. La rivoluzione dei mestieri vecchi e nuovi

di CLAUDIO GIUA Se lo conoscete, segnalatemi un falegname come Giuseppe, che 50 anni fa foderò di formica i mobili fine ’800 della nostra cucina. Allora come oggi un falegname segava, piallava, limava, piegava, incollava ma erano l’estro e la capacità individuale a fare la differenza; i buoni maestri di bottega erano quelli che mettevano in condizione gli allievi di imparare e, poi, di provare nuove soluzioni; generazione dopo generazione venivano così adottate lavorazioni che raffinavano i prodotti e diventavano patrimonio comune. La crescita professionale era lenta, la selezione inesorabile.

Quell’intreccio di processi formativi e comunicativi non è ripetibile in quanto antieconomico. Conviene l’Ikea.

Tuttavia la trasmissione dell’esperienza rimane oggi altrettanto centrale in ogni professione e attività, seppure in modi e tempi totalmente difformi. Anche il falegname Giuseppe dovrebbe continuamente aggiornarsi.

Come? Probabilmente progettando al computer particolari e interi mobili, programmando macchine a controllo numerico di alta precisione, assemblando materiali diversi con un occhio attento al risparmio energetico e al riciclo. Soprattutto, dovrebbe scambiare costantemente opinioni e consigli con colleghi con analoghi problemi professionali all’altro capo del paese o del mondo. Via Facebook, verosimilmente.

La trasmissione d’esperienza è obbligatoria nelle professioni a contenuto specializzato, tecnologico e innovativo. Vi faccio qualche esempio.

Per decenni i medici hanno partecipato con assiduità a congressi e convegni, che erano le occasioni più dirette di formazione, e letto con qualche settimana di ritardo riviste specializzate come Lancet o il New England Journal of Medicine. Oggi le segnalazioni sulle novità cliniche e di ricerca sono immediatamente disponibili online, l’informazione arriva ai sanitari in tempo reale attraverso i canali propri o i social network.

I magistrati dialogano tra loro grazie ai forum online, che hanno talvolta permesso una rapida sinergia nel lavoro tra le diverse procure. Ora mi risulta che le indicazioni non coperte da segreto su inchieste, sentenze e novità legislative viaggiano più spesso su Twitter. Proprio Twitter sta diventando la piattaforma di scambio più utilizzata dai giornalisti, perché mette a fattor comune globale quanto accade in un mestiere e in un’industria traumaticamente colpiti.

Chi resta fuori dal flusso rischia l’esclusione. Il meccanismo può apparire micidiale. Un ingegnere informatico che cinque anni fa avesse scelto di fare l’intrattenitore in un villaggio della Valtur, difficilmente sarebbe in grado di tornare e rientrare nel mondo del lavoro perché le sue conoscenze cristallizzate al 2007 lo metterebbero fuori mercato. A meno che – terminati giochi in spiaggia e show serale – l’ingegnere aspirante Fiorello ogni notte non si fosse attaccato a Internet dai Caraibi per tenere sotto controllo quanto accadeva nel mondo dell’information technology. Magari sfruttando l’open source, cioè avesse lavorato a distanza, insieme ad altri, su un software al fine di migliorarlo o di aggiungergli funzioni.

Per restare nel flusso bisogna essere connessi più spesso e con maggiore partecipazione. Per molti di noi questo già ora vuol dire sia aggiungere un’ulteriore quota di lavoro, sia restringere i tempi dedicati ad altro: allo svago, alla famiglia, al riposo, alla lettura. Ma non è possibile rinunciarvi, e l’Agenda Digitale appena approvata dalle Camere dovrebbe darci una mano aumentando l’efficienza della rete e riducendo i ritardi causati dalla burocrazia.

Tra i suoi punti qualificanti troviamo il forte impulso alla banda larga e ultralarga e gli incentivi per le società attive nelle nuove tecnologie, oltre ai dati in formato aperto della pubblica amministrazione e alla trasmissione obbligatoria dei documenti via Internet.

Tutta roba che darebbe a Giuseppe versione 2012 migliori condizioni per collaborare con Saro, falegname specializzato in trumeau a Monza, e con Joshua, che ha appena inventato una colla speciale a Salt Lake City. Senza rinunciare alla vita privata. La palla al prossimo governo. @claudiogiua Mail c.giua@kataweb.it

DA LA TRIBUNA DI TREVISO, IL MATTINO DI PADOVA, LA NUOVA DI VENEZIA E MESTRE, IL CORRIERE DELLE ALPI


 

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