Lorenzetto: «Finanziare i fondi antiusura, veri “fondi anti-suicidi”»

Dal 2011 al 2012 le sofferenze legate all’operatività del Fondo Antiusura del confidi della CNA “Canova” sono aumentate dal 2,2% al 14%. Un balzo che la dice lunga sulla difficoltà delle aziende a rimborsare le rate dei mutui garantiti dal Fondo Antiusura e sulla necessità che le istituzioni, lo Stato in primis, finanzino questi fondi, i cui patrimoni si stanno assottigliando per effetto della crisi economica riducendo le possibilità di intervento.

I Fondi Antiusura, istituiti dalla legge 108/1996, e finanziati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, garantiscono all’80% i prestiti  concessi dalle banche alle imprese in difficoltà (è un tesoretto di cui possono beneficiare solo le imprese, non i privati). In questi anni hanno in genere registrato tassi di sofferenza bassissimi perché gli imprenditori aiutati riuscivano, nella grande maggioranza dei casi, a restituire il loro debito nei tempi stabiliti.

La musica, per il Fondo Antiusura della CNA, è cambiata nell’ultimo anno, con l’incremento del deteriorarsi della situazione finanziaria di molte aziende. E il valore delle escussioni da parte delle banche nel 2012 rispetto al 2011 è aumentato di circa 7 volte. Gli istituti di credito infatti, quando l’imprenditore beneficiario non paga più le rate del prestito, chiedono al fondo antiusura di coprire l’addebito.

«Abbiamo segnalato il forte aumento delle sofferenze nella relazione annuale al Ministero dell’Economia e delle Finanze – spiega Walter Barzan, direttore della cooperativa Canova, il confidi della CNA di Treviso -. Questi fondi infatti sono essenziali per aiutare le imprese in grande difficoltà finanziaria a cui le banche non concedono più credito. Lo Stato in questi anni li ha rifinanziati pochissimo. L’ultimo contributo di importo ragionevole risale al 2009, nel 2011 sono arrivate briciole. Nel momento peggiore della crisi questi fondi dovrebbero essere finanziati di più, non di meno».

Non è un caso se, nel Documento per il Lavoro 2013 elaborato dalle parti sociali con le istituzioni e sottoscritto dal Presidente della Provincia, viene chiesto il finanziamento dei fondi antiusura, veri e propri “fondi antisuicidi”.

«Il credito alle imprese rimane il problema principale – afferma Alfonso Lorenzetto, presidente provinciale della CNA -. Tra le priorità inserite nel Documento per il Lavoro 2013 c’è, non a caso, la patrimonializzazione dei confidi e il finanziamento dei fondi antiusura già attivi nel territorio, oltre che la richiesta di sbloccare le misure anti-crisi che transitano attraverso Veneto Sviluppo».

Le risorse indirizzate ai fondi antiusura gestiti dai confidi non sono prestiti a fondo perduto. Infatti le garanzie del fondo antiusura non possono essere concesse a tutti indiscriminatamente ma solo ad aziende in momentanea difficoltà finanziaria, a cui le banche negano i prestiti, ma dotate della capacità di rimanere sul mercato. «I fondi antiusura servono a rimettere in moto le imprese che hanno prodotti e servizi ancora compatibili con il mercato ma in momentanea crisi finanziaria» conferma Barzan.

E se si chiamano anti-usura una ragione c’è: servono infatti a evitare che le attività economiche a corto di liquidità e respinte dalle banche entrino in circuiti non legali di approvvigionamento del credito, mettendo a rischio di infiltrazioni criminali non solo l’impresa ma tutto il territorio.


 

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