Pressione fiscale al 52%, PMI in grave sofferenza SUBITO la riforma

La sofferenza delle imprese piccole e medie, soprattutto di quelle che lavorano per il mercato interno, ha raggiunto soglie di non sopportabilità: sono a rischio l’occupazione e la tenuta del sistema produttivo.

È evidente per tutti che, con una pressione fiscale che nel 2014 raggiungerà il 44,9% del Pil, la competitività del Paese è minacciata. Se poi gli enti locali dovessero recuperare i tagli ai trasferimenti attraverso le addizionali Irpef le cose andrebbero di male in peggio.

Insieme alla semplificazione dei tributi e dei relativi adempimenti, una fiscalità a misura di piccole e medie imprese deve essere orientata a incentivare la fedeltà fiscale, la capitalizzazione e l’efficienza dell'attività produttiva. Va, quindi, costruita una tassazione proporzionale per i redditi prodotti e lasciati in azienda, e una tassazione agevolata per chi raggiunge performance di reddito migliori.

Il peso del fisco per gli onesti. È troppo pesante la differenza tra la pressione fiscale ufficiale calcolata dall’Istat e la pressione fiscale effettiva che risulta dal rapporto delle entrate con il Pil depurato dall’ammontare dell’economia sommersa. Nel 2009 la pressione fiscale misurata dall’Istat è risultata del 43,1%, ma la pressione fiscale effettiva, misurata su coloro che pagano le imposte, è stata di circa il 52%. Nessun Paese avanzato e industriale può sopportare un carico del genere senza soccombere.

La riforma del fisco per prima. Per questo la riforma fiscale è in cima alla lista delle richieste della CNA e delle altre associazioni di categoria, insieme alla riduzione della  spesa pubblica,  alla riforma delle pensioni,  alla  cessione del patrimonio pubblico,  al varo delle liberalizzazioni e  delle  semplificazioni. È un obiettivo vitale per l’economia. Dobbiamo ridurre, gradualmente ma sensibilmente, il carico fiscale sul lavoro e sulle imprese: solo per questa via il Paese potrà battere la recessione e tornare a crescere. 

La riforma fiscale è una delle condizioni per il rilancio della capacità competitiva delle imprese, la migliore cura per ridurre il cuneo fra la retribuzione netta e il costo del lavoro. Il potere d’acquisto ai lavoratori e alle famiglie va restituito,  non depresso con ulteriori aumenti dell'Iva.

Equitalia. I debiti con il fisco, ovviamente, devono essere pagati. Ma è altrettanto evidente che il sistema, così come strutturato, mette a disposizione di Equitalia molti strumenti per  acquisire  i patrimoni visibili dei contribuenti, a fronte di poche o inesistenti cautele per evitare la chiusura dell’impresa. Per questo motivo  è  fondamentale trovare un punto di equilibrio tra l’interesse dell’Erario  e quello delle imprese a far fronte all’impegno finanziario. In altre parole dobbiamo lavorare con Equitalia soprattutto in due direzioni: arginare il ritmo di incremento del debito nel tempo e introdurre il principio della sostenibilità della rata.

La Politica. Quella con la “P” maiuscola non la si vede da tempo. Nella più totale assenza di governance del sistema, ci stiamo però accorgendo di quanto sia invece necessaria la Buona Politica, quella capace di offrire una visione strategica, di individuare le priorità e di perseguire gli obiettivi con coerenza ed efficacia. Da imprenditore auspico pertanto che il Paese, tutti noi, abbia la capacità di rigenerare la sua classe politica senza lasciarsi incantare dalle sirene dell’antipolitica che, in momenti come questo, suonano forti e rischiano di produrre danni ancora peggiori.

Alessandro Conte

Presidente CNA provinciale

 

 

 


 

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