3 milioni e 500 mila euro: è quanto spenderanno i trevigiani in uova di cioccolato È la stima fatta da una recente indagine del Centro Studi CNA nazionale

Tre milioni e 500 mila euro circa. È quanto spenderanno i trevigiani, a Pasqua, in uova di cioccolato, secondo una indagine condotta dal Centro studi CNA nazionale in collaborazione con CNA Agroalimentare.

A Treviso c’è una grande tradizione di maestri cioccolatai. Lo studio di CNA stima che a Pasqua 2018 si consumeranno quasi 230 mila uova (15 milioni a livello nazionale), vendute ai consumatori a 15 euro l’una in media e tra i 38 e i 40 euro al chilo (da 60 a 80 euro al chilo, invece, è il costo delle uova di cioccolato artigianali).

«Un terzo delle uova pasquali acquistate è di produzione artigianale – spiega Catia Olivetto, portavoce di CNA Dolciari e Panificatori Treviso -. Al vertice delle preferenze dei consumatori, infatti, ci sono i prodotti “from bean to bar” (letteralmente: dalla fava di cacao alla barretta), vale a dire il vero cioccolato artigianale prodotto da maestri cioccolatai che controllano l’intera filiera».

Secondo l’indagine, le famiglie trevigiane puntano in maniera crescente, oltre che sulla qualità del prodotto, sulla personalizzazione: per gusto, per “sorpresa” inserita all’interno dell’uovo, per packaging.

«La ricerca conferma una tendenza facilmente osservabile – racconta Alfonso Lorenzetto, presidente di CNA territoriale di Treviso –: le confezioni delle uova di cioccolato stanno diventando sempre più raffinate sia sul piano estetico (colori, grafica, lettering) sia sul piano funzionale: materiali, sistemi di apertura e di chiusura».

Insomma, l’uovo di Pasqua, da prodotto per bambini, si è ormai trasformato in dolce per tutta la famiglia.

 

Il mercato del cioccolato

Pasqua è il periodo in cui nel nostro Paese si vende più cioccolato. Il consumo annuale pro capite è ormai vicino ai 5 chili (4.835 grammi, per la precisione). In costante crescita, ma ancora lontano dalla primatista Svizzera, dove la media pro capite sfiora i 10 chili annui (9.775 grammi).

Rispetto al mercato internazionale l’Italia consuma più prodotti “premium”, vale a dire di qualità/prezzo di fascia alta.

Il prodotto preferito dai consumatori italiani è la tavoletta o barretta con circa 90 milioni di pezzi complessivamente venduti ogni anno. Accanto alle declinazioni classiche nel nostro Paese, e non solo, si stanno affermando varianti salutiste: senza glutine, vegane, biologiche.

 

L’uovo di Pasqua tra storia e leggenda

L’uovo di Pasqua di cioccolato con all’interno un piccolo dono si è diffuso nel XX secolo ma i primi prototipi di uova di cioccolato risalgono già al Settecento.

Pare accertato che all’inizio del Settecento il parigino David Chaillou, primo chocolatier francese, avesse introdotto le uova di cioccolato alla corte di Luigi XIV, il Re Sole.

Altre fonti, invece, sostengono che l’idea provenga dall’America, donde peraltro la pianta del xocoatl, il cacao, è originaria. Di sicuro l’usanza è già attestata tra Germania e Francia ai primi dell’Ottocento. Però le uova di cioccolato erano piene.

Il merito della creazione delle uova al cioccolato vuote è oggetto di contendere. Secondo alcune fonti, nel 1875 un’azienda dolciaria inglese ancora oggi esistente, la Cadbury, creò il primo uovo di cioccolata vuoto con all’interno una sorpresa.

I torinesi, tuttavia, ritengono di essere loro gli inventori dell’uovo di cioccolato, pieno e vuoto: alcune fonti riportano che all’ombra della Mole Antonelliana, alcuni maestri cioccolatai torinesi della casa Sartorio, negli anni venti del Novecento, brevettarono un macchinario per modellare perfettamente i gusci di cioccolato. E che fosse torinese anche il primo prototipo di uova di cioccolato piene, altro che Re Sole! Si narra che nel 1725, una titolare di una bottega in via Roma, la vedova Giambone, riempì alcuni gusci vuoti di uova di gallina con del cioccolato liquido e le espose nella vetrina del suo negozio.

Ma la tradizione di scambiarsi uova a Pasqua è molto più antica e momento in cui l’uovo, naturale o decorato, si legò alla più importante festività cristiana: da emblema naturale della vita a simbolo della resurrezione di Cristo.

L’usanza di scambiarsi uova come regalo si perde tuttavia nella notte dei tempi. Pare che già 5 mila anni fa i Persiani lo facessero come segno di benvenuto alla primavera, gioendo per il rinnovamento della natura e le feste per la fecondità, e usanze analoghe furono trovate presso gli Egizi e altre civiltà antiche. Gli antichi romani usavano seppellire un uovo nei campi o nei riti propiziatori.


 

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