• Giovani e PMI, «Le piccole imprese vere palestre dove imparare un mestiere»

    «La piccola impresa è la migliore palestra dove imparare un mestiere per poi, un domani, decidere di mettersi in proprio o, magari, subentrare al titolare anziano che non ha eredi in famiglia. I giovani che entrano oggi nelle piccole imprese si pongono al centro di un cambiamento epocale di cui possono diventare i protagonisti: le PMI, infatti, sotto la spinta dell’innovazione tecnologica, si stanno modificando velocemente anche nella direzione di una maggior attenzione ai bisogni dei nuovi lavoratori, bisogni sociali, relazionali, di conciliazione vita-lavoro, e di prospettiva».

    Lo afferma Luca Frare, presidente di CNA territoriale di Treviso.

    La sfida di far evolvere la cultura di impresa 

    «La sfida dei prossimi anni – continua Fraresarà, da un lato, far evolvere le PMI esistenti, dall’altro, aiutare chi apre una nuova attività ad implementare da subito quella cultura di impresa che la renda attrattiva verso le nuove generazioni. L’impresa ha l’opportunità di diventare sempre più “sociale” ovvero patrimonio condiviso di chi ci lavora attraverso ad esempio l’adozione di modelli di governance partecipativi e dunque un maggior coinvolgimento di tutti i lavoratori nelle scelte. Io credo che siano maturi i tempi per andare con decisione in questa direzione e in qualche realtà sta già accadendo».

    Per far evolvere la cultura di impresa, secondo la CNA, è necessario al più presto una decisa semplificazione burocratica; le piccole imprese la chiedono da anni trovandosi, invece, sempre più vessate da una selva kafkiana di adempimenti, spesso ingiustificabili. C’è poi un altro tema da considerare: la flessibilità che viene richiesta alla piccola impresa per rispondere alle domande di un mercato sempre più instabile, a causa anche di normative e regole che cambiano troppo velocemente, assorbe molta energia all’imprenditore, che viene sottratta alla ricerca e alla sperimentazione ad esempio sul fronte della governance e della partecipazione.

    «Le cause della non soddisfacente attrattività delle PMI per i giovani – dice appunto Frare, titolare di un’azienda termoidraulica – le riscontro nella totale insicurezza del mercato – si sa che oggi si lavora ma domani? -, la flessibilità richiesta e le pesantissime incombenze burocratiche: tutto ciò limita il tempo di noi imprenditori dedicato a cercare soluzioni per rendere “più attrattiva” l’impresa. Al contempo ho fiducia che implementando nuovi modelli organizzativi, più partecipativi, si sblocchino e mettano in circolo nuove energie che rendano l’impresa più resiliente, competitiva e coinvolgente».  

    Riallineare le aspirazioni dei giovani con i bisogni delle imprese

    Le giovani generazioni, anche di artigiani, hanno la necessità di trovare un equilibrio tra lavoro e tempo libero. È quanto sta peraltro emergendo, in maniera chiara, dalle interviste a imprenditori under 35 del progetto di CNA Artigiani Next Generation.

    Nella ricerca di un allineamento tra quanto possono offrire le piccole imprese e le aspirazione dei giovani dovrà essere investito tempo ed energia da parte di tutti gli attori in campo: aziende, famiglie, istituzioni, mondo della scuola.

    «È vero, in questa fase c’è un drammatico disallineamento tra le aspirazioni dei giovani e i bisogni delle imprese, con l’effetto di un’elevata disoccupazione under 30 e di molte aziende che non trovano manodopera o mente-dopera, come dovremmo dire più precisamente dal momento che oggi, nella nostra economia altamente specializzata, nessun lavoro, nemmeno  il più semplice, si fa solo con le mani – afferma Mattia Panazzolo, direttore di CNA territoriale di Treviso -. Tale mismatch andrà superato sul fronte azienda attraverso l’implementazione di una nuova cultura del lavoro, che implichi la ricerca del benessere del lavoratore, e sul fronte lavoro attraverso il riallineamento delle ambizioni dei giovani. È giusto che i giovani ricerchino in un posto di lavoro la “prospettiva”. Va al contempo compreso che le prospettive e il successo si creano con il lavoro e la dedizione al lavoro, il che implica anche del sacrificio: non arrivano solo perché si ha un titolo di studio in tasca e nemmeno senza impegno e fatica».

    Ricreare luoghi di lavoro a misura di persona

    La CNA vede in questo momento di grande cambiamento per l’economia e la società, con fenomeni nuovi come quello dell’aumento delle dimissioni, la possibilità di ricreare luoghi di lavoro a misura di persona, comunità produttive caratterizzate dalla valorizzazione dei legami interpersonali, dal riconoscimento reciproco, dalla crescita umana oltre che professionale, dal senso.

    «Nella nostra società, che qualcuno ha definito post-umana, in cui però, forse, anche grazie ai drammi contemporanei della pandemia e della guerra, si stanno risvegliando i bisogni di autenticità, relazione, senso, mentre si attenuano gli eccessi consumistici – conclude Panazzolola piccola impresa, l’impresa artigiana, in cui spesso titolari e lavoratori si sentono già una famiglia, sono il luogo privilegiato da cui ripartire per ricreare un’economia sostenibile, a misura di persona, amica dell’ambiente. Ai giovani chiediamo di guardare con interesse alla piccola e media impresa e di dare il proprio contributo a farla evolvere, portandovi all’interno l’innovazione che hanno per formazione, cultura, età».

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