• Riconversione green di produzioni e consumi al primo posto

    nel palmo della mano una sfera verde, la terra

    Le elezioni del 20-21 settembre scorso hanno consegnato una maggioranza molto ampia alla compagine a sostegno del Presidente uscente.

    Gli esiti elettorali hanno confermato, ancora una volta, che la buona gestione dell’emergenza Covid-19, e dunque la risposta al bisogno dei cittadini di sicurezza sanitaria, è un fattore determinante di consenso. Accade in Veneto come ovunque nel mondo. A Luca Zaia e alla sua squadra abbiamo già fatto gli auguri di buon lavoro, ben consapevoli della responsabilità che hanno sulle spalle.

    A chi rappresenta gli interessi di un settore importante per la nostra regione, come quello dell’artigianato, spetta condividere le priorità di intervento con quanti hanno il compito della governance del territorio, ai vari livelli di competenza.

    Oggi al centro di ogni politica, e di ogni azione di rappresentanza economica e sociale, ci deve essere, oltre che l’impegno per l’inclusione sociale, la riconversione green delle nostre produzioni e nostri consumi e la tutela della biodiversità. Gli effetti del cambiamento climatico li vediamo quotidianamente e sono dolorosi: territori devastati, milioni di danni, vite umane perse. In Veneto abbiamo pagato finora un caro prezzo.

    IN VENETO, LA VIVIBILITÀ È CRITICA:
    BISOGNA ACCRESCERE L’IMPEGNO DI TUTTI PER SUPERARE LE CRITICIT
    À

    La Strategia regionale per lo Sviluppo Sostenibile, messa a punto dalla stessa Regione Veneto, per essere concretizzata richiede da parte di tutti – istituzioni e forze economiche e sociali, un maggior impegno se si vogliono superare alcune criticità importanti che allontanano la nostra regione, molto più della media nazionale, dal raggiungimento di alcuni obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, in particolare il 15 (Vita sulla terra). Ci riferiamo a parametri in cui il Veneto risulta decisamente  lontano da una condizione di vivibilità, ovvero:

    • inquinamento dell’aria,
    • elevato tasso di impermeabilizzazione e consumo di suolo,
    • scarsa efficienza delle reti idriche,
    • scarsa percentuale di trattamento delle acque reflue,
    • bassa percentuale di energia elettrica da fonti rinnovabili,
    • elevato consumo energetico,
    • elevata concentrazione per ettaro di fertilizzanti e prodotti fitosanitari,
    • utilizzo di superfici agricole destinate a produzione biologica di molto inferiore alla media nazionale,
    • basso numero di imprese dotato di certificazione nazionale

    UTILIZZARE BENE LE RISORSE DI NEXT GENERATION UE

    La Regione, dunque, ha ben chiaro i punti su cui lavorare per rettificare lo stato delle cose che non è compatibile con un territorio vocato sempre di più anche al turismo di qualità. Il processo di trasformazione verso un’economia sostenibile sarà certamente aiutato dalle sovvenzioni e dai prestiti europei del recovery fund Next Generation UE, che impone ai piani nazionali che il 37% delle risorse venga destinato alla riconversione verde.

    Per questo il Veneto, all’interno delle priorità definite dall’UE, deve avere progetti di qualità sui quali investire le risorse che vengono dall’Europa. Dei 209 miliardi che spettano al nostro Paese del solo recovery fund (senza contare le risorse del MES e di Sure), circa 4 miliardi saranno destinati alla provincia di Treviso., di cui 1,5 miliardo e mezzo circa per progetti legati alla riconversione ambientale dell’economia.

    AZIONI DA POTER METTERE IN CAMPO SUBITO

    In provincia di Treviso alcune azioni si possono fare da subito e sono: il rapido completamento dell’elettrificazione delle linee ferroviarie mancanti (per es: Treviso-Montebelluna), il potenziamento della rete ferroviaria Udine-Treviso-Venezia, la realizzazione della metropolitana di superficie che sposti il trasporto persone dalla gomma alla rotaia, la forestazione lungo tutto il tracciato della Pedemontana, la riorganizzazione delle zone produttive (oggi oltre mille!) e la loro dotazione di servizi e infrastrutture (mezzi di trasporto pubblici, servizi ambientali, bancari e postali, di welfare come asili e asili nido, etc.), il divieto assoluto di consumo di suolo vergine a scopi produttivi o commerciali e al suo posto il riutilizzo dell’“usato”, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente sia privato che produttivo (a cui il superbonus 110% può dare un forte impulso).

    DA EVITARE LE STRATEGIE PUNITIVE

    A stimolare il cambiamento, aiuterebbero incentivi e defiscalizzazioni per chi intenda sostituire il parco mezzi aziendali o l’auto privata con mezzi alimentati a elettricità (o ibridi)  e per la riconversione verde dei siti produttivi.

    Al contempo vanno evitate le strategie “punitive” che nascondono il bisogno della finanza pubblica di fare cassa più che stimolare il sistema al cambiamento: mi riferisco, ad esempio, all’aumento delle accise sui carburanti, che mette in difficoltà non solo l’autotrasporto ma anche bar, ristoranti, alberghi. Come diceva Alex Langer “la rivoluzione ecologica deve essere socialmente accettabile” e perché ciò accada serve incentivare i comportamenti virtuosi, nell’ambito di una chiara strategia di sistema, e solo in seconda battuta penalizzare quelli di segno opposto.

    UNA RIVOLUZIONE “SOCIALMENTE ACCETTABILE”

    Se è vero che la competitività del nostro territorio passa anche dal ripristino di un corretto rapporto con l’ambiente e le risorse naturali, nella consapevolezza che non c’è distinzione tra uomo e natura e che la salvaguardia del pianeta oggi è una battaglia per la nostra stessa sopravvivenza; è altrettanto vero che la svolta green deve essere percepita da produttori e consumatori come conveniente e assolutamente desiderabile.

    Solo così il Governo, la Regione, gli enti locali e la politica in genere avranno il pieno appoggio delle forze sociali e produttive organizzate e della popolazione tutta. E davvero il cambiamento sarà possibile.

    Alfonso Lorenzetto
    Presidente CNA territoriale di Treviso

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