Antonella Cazzolato racconta: «Ecco come mi sono reinventata» Titolare de Il Fiordaliso, presidente di CNA Montebelluna: «Mostro la merce in videochiamata e poi parto a fare consegne»

L’11 marzo aveva chiuso il negozio di intimo che gestisce da 35 anni a Caerano San Marco e si era barricata per paura del contagio.

Dopo due settimane ha però rimesso il naso fuori di casa, è tornata nel suo negozio chiuso e, con tutte le precauzioni per la salute sua e quella dei suoi clienti, si è reinventata: oggi fa personalmente una media di dieci consegne al giorno di merce a chi la contatta. Pigiami, calzini, calze, mutande, reggiseni a domicilio: un servizio impagabile.

Che, sul fronte umano, le sta dando grandi soddisfazioni.

È la storia di Antonella Cazzolato, 56 anni, titolare dello storico Il Fiordaliso di via Monte Grappa e presidente di CNA Monebelluna, che martedì sera, insieme a molto altri commercianti della Marca Trevigiana, ha acceso le luci del proprio locale in segno di protesta.

«ORA, ACCELERARE LE RIAPERTURE»

«Bisogna ora accelerare le riaperture del commercio di vicinato, già fiaccato da lunghi anni di crisi economica e, soprattutto, dalla concorrenza dei grandi distributori – afferma Antonella Cazzolato -. Riaprire in sicurezza oggi si può adeguandosi ai protocolli sicurezza e alle indicazioni delle autorità, come del resto hanno fatto le attività rimaste aperte in questi mesi: mascherine, guanti, gel igienizzante, distanziamento sociale e ingressi contingentati».

La storia di Antonella Cazzolato è la storia di tanti negozianti che da quasi due mesi non fanno incassi ma devono continuare a pagare le scadenze, soprattutto la merce acquistate per non innescare il pericoloso domino dei non-pagamenti tra aziende.

«IL LOCKDOWN MI COSTA 20 MILA EURO AL MESE»

«La mia attività ha 20 mila euro di costi al mese, di cui le utenze di luce, gas, etc. sono solo una piccola parte; il costo principale è naturalmente la merce – racconta – Alla chiusura, avevo già acquistato le collezioni primavera-estate e ora sto pagando i miei fornitori per merce che riesco a vedere solo al 20% con le consegne a domicilio. Non mi sento l’acqua alla gola soltanto perché ho alle spalle 35 anni di attività e, soprattutto perché il lockdown è arrivato dopo il periodo natalizio e i saldi di gennaio. Se fosse arrivato a novembre, con le scadenze fiscali e dell’Iva, sarebbe stato veramente una tragedia anche per noi negozianti con attività solide e clientela affezionata».

Ottimista e fiduciosa per natura, Antonella è riuscita ha cogliere il lato positivo di queste sei settimane di chiusura: il tempo e le relazioni interpersonali, la vita vissuta con ritmi più umani. E anche la piccola-grande rivincita dei negozi di vicinato, quelli che tengono vive le città e i paesi, ma che in questi anni hanno faticato a tenere i ritmi dei grandi centri commerciali con le loro aperture domenicali e gli orari continuati.

«LE TECNOLOGIE MI SONO DI GRANDE AIUTO»

Ma come si riesce a vendere a domicilio prodotti di merceria, che vanno visti, toccati, provati addosso? Anche in questo caso le tecnologie sono state di grande aiuto.

«Mostro la merce ai clienti in video chiamata, loro scelgono, e poi io parto a consegnare – racconta la commerciante -. È commovente l’affetto e la gratitudine che mi mostrano le persone. Spero che sia maturata la consapevolezza dell’importanza dei negozi di vicinato: i centri commerciali non offrono certo questo servizio e manca la qualità del rapporto umano. Sono valori che auspico questa crisi abbia risvegliato in ognuno di noi».

E poi i social per promuovere l’attività in tempo di lockdown, con il passaparola che corre virale di click in click.

«IL FUTURO? ECCO COME LO VEDO»

Ma come sarà il futuro del suo settore? Come cambierà il suo lavoro?

«Certamente la consegna a domicilio sarà un servizio che manterrò anche dopo la riapertura – riflette – c’è ancora molta paura in giro e la gente ci rimetterà un po’ a fare le cose che faceva prima. Inoltre probabilmente ci sarà meno capacità di spesa. La merce che vengo io in ogni caso è essenziale: nessuno ancora esce di casa senza mutande e calzini o va a letto la sera senza pigiama. Il negozio è grande e non ci sarà nessun problema a riorganizzare gli spazi per mantenere le distanze e a applicare tutte le norme anti-contagio».

Insomma: “Andrà tutto bene!”.  


 

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