Mafie, firmato il protocollo legalità tra Prefettura e CCIAA Treviso-Belluno

C’è l’obbligo per l’appaltatore del “rapporto di cantiere”, un diario dettagliato dei veicoli che entrano, escono, stazionano in cantiere e delle opere da realizzare ogni giorno. E c’è il divieto per il Comune di affidare il subappalto a imprese che abbiano presentato autonoma offerta alla medesima gara.

C’è l’obbligo, sempre per l’ente pubblico, di comunicare alla stazione appaltante, per successivo inoltro alla Prefettura, l’elenco di tutte le imprese coinvolte nell’appalto. E c’è l’impegno per l’imprenditore di segnalare tempestivamente tentativi di concussione, pena la risoluzione del contratto.

C’è l’annullamento  immediato del contratto o la revoca dell’autorizzazione al subappalto  in caso di grave e reiterato inadempimento da parte dell’impresa appaltatrice delle disposizioni in materia di collocamento, igiene e sicurezza sul lavoro. E ci sono sanzioni pecuniarie pesanti per chi non rispetta le varie clausole.

Sono alcuni dei punti contenuti nel “Protocollo di legalità per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei contratti pubblici” sottoscritto la scorsa settimana da Camera di Commercio, Prefettura di Treviso, Provincia di Treviso, Azienda Ulss e Anci, nell’ambito di un’iniziativa pubblica, giovedì  a cui hanno partecipato anche l’on. Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Adelchi D’Ippolito, coordinatore della Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia, il presidente della Camera di Commercio di Treviso -Belluno Mario Pozza, l’on. Floriana Casellato, membro della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

Il protocollo impegna i Comuni che lo firmeranno a inserire nei bandi di gara e nei contratti specifiche clausole e condizioni – e a effettuare le relative verifiche e controlli – per prevenire i tentativi di infiltrazione mafiosa nell’economia locale, di cui, uno dei settori più colpiti, è proprio quello delle costruzioni.

Ma anche il commercio è terra di conquista da parte della criminalità organizzata. La cronaca degli ultimi mesi non lascia dubbi. A febbraio, cinque aziende della Marca che operano in diversi settori – un’impresa edile, un ristorante, un magazzino di commercio all’ingrosso ed un negozio di scarpe – sono state colpite da informazioni interdittive antimafia adottate dalla Prefettura di Treviso. Erano aziende formalmente amministrate da incensurati, che fungevano però da prestanome di un 44enne, nato in provincia di Caserta e residente nel Montebellunese, già noto alle forze dell’ordine della Marca per guai giudiziari nel campo del commercio di auto con l’estero e per i suoi legami con un noto camorrista riconducibile al clan dei Casalesi. Le misure interdittive, le prime adottata dalla Prefettura nella Marca, sono partite dall’analisi approfondita di una richiesta di licenza di commercio che riguardava una delle cinque attività.

Non a caso il protocollo firmato la scorsa settimana dedicata alcuni articoli proprio al settore del commercio. I Comuni firmatari, ad esempio, si impegneranno a monitorare i subentri ripetuti, all’interno di ristretti archi temporali, nella medesima licenza commerciale di società diverse o della medesima società; o le ripetute volture di una medesima licenza commerciale per opera di società diverse. E a comunicare questi fenomeni alla Prefettura.

L’intesa, che ripropone in chiave locale un analogo documento sottoscritto già nel 2012 dalle Prefetture del Veneto, l’Upi Veneto, l’Anci Veneto e la Regine, avrà validità triennale. È un passo  importante nella direzione di coinvolgere le istituzioni del territorio nella battaglia contro le infiltrazioni mafiose nell’economia legale e nelle comunità locali. Ora toccherà ai Comuni fare la loro parte.

Scarica il Protocollo


 

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