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NEL 2025 LE IMPRESE TREVIGIANE HANNO ESPRESSO UN FABBISOGNO DI OLTRE 81 MILA NUOVI LAVORATORI, MA IN PIU’ DELLA META’ DEI CASI NON SI TROVANO CANDIDATI Il presidente CNA Territoriale Treviso, Gianpaolo Stocco: “Mancanza di candidati, carenza di competenze tecniche ed esperienza frenano il sistema produttivo. Le maggiori difficoltà riguardano i settori del commercio, ristorazione e costruzioni”.
Nel corso del 2025 appena concluso, le imprese della provincia di Treviso hanno espresso un fabbisogno occupazionale complessivo molto elevato, pari a 81.540 entrare nel mondo del lavoro. Un dato che evidenzia un quadro sempre più complesso sul fronte del reperimento del personale, un problema anche per il mondo artigiano. Secondo il Bollettino Provinciale Excelsior 2025 di Unioncamere e Ministero del Lavoro, analizzato da CNA Territoriale Treviso, il 63% delle imprese con dipendenti ha dichiarato di aver programmato nuove assunzioni nel corso dell’anno appena concluso.
Il fabbisogno occupazionale espresso nel 2025 si è scontrato con una criticità strutturale: il 54% delle figure ricercate è risultato di difficile reperimento, una quota che riguarda oltre 44 mila posizioni aperte nella Marca. La principale causa di questa difficoltà è la mancanza di candidati, indicata nel 34,4% dei casi, mentre solo nel 14,6% delle posizioni la criticità è attribuibile a una preparazione inadeguata. Un dato che segnala come il problema non sia soltanto qualitativo, ma anche quantitativo, e che il mercato del lavoro fatichi a intercettare persone disponibili, oltre che competenti.
Nonostante le difficoltà, le imprese trevigiane hanno continuato a cercare lavoro, in particolare in alcuni ambiti chiave. Il 34% delle entrate previste nel 2025 riguarda giovani fino a 29 anni, a conferma del ruolo centrale delle nuove generazioni nei processi di inserimento lavorativo. Tuttavia, anche per i giovani la difficoltà di reperimento rimane elevata, a dimostrazione di un disallineamento persistente tra percorsi formativi, aspettative e fabbisogni reali delle imprese.
Analizzando le tipologie professionali richieste, emerge come il fabbisogno sia stato particolarmente concentrato nelle attività commerciali e nei servizi, che nel complesso hanno espresso una necessità di 19.190 entrate (tra cui figure come addetti alla ristorazione quali camerieri e cuochi, e commessi). A seguire, una necessità di 16.920 operai specializzati, fondamentali soprattutto nei settori manifatturieri e delle costruzioni, e 13.260 conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili, profili sempre più difficili da trovare per l’elevata specializzazione richiesta. Da segnalare la necessità di particolari figure: addetti allo spostamento e alla consegna delle merci, come fattorini, corrieri e autisti, pari a 6.290 posizioni. Importante anche la domanda di addetti alle vendite (6.160), di personale nei servizi di pulizia (4.170) e di operai edili (3.290), figure essenziali per il funzionamento quotidiano delle imprese e dei servizi sul territorio.
Dal punto di vista settoriale, le maggiori necessità di personale si sono concentrate nel commercio, che ha espresso un fabbisogno pari a 10.640 entrate, e nei servizi di alloggio e ristorazione, con 10.390 entrate. Seguono le costruzioni, con 7.760 posizioni, il settore primario, che include l’agricoltura e altre attività connesse, con 5.470 entrate, e l’industria metallurgica e dei prodotti in metallo, con 4.820 assunzioni previste. Proprio in questi comparti si registrano alcune delle percentuali più elevate di difficoltà di reperimento, spesso superiori al 60%.
Un elemento che incide fortemente sulla capacità di risposta del mercato del lavoro è la richiesta di esperienza lavorativa. Nel 2025, oltre il 56% dei casi è richiesta esperienza pregressa, soprattutto nel settore specifico o nella professione, rendendo più difficile l’ingresso per chi è privo di percorsi formativi professionalizzanti o di esperienze pratiche strutturate. Questo aspetto contribuisce ad alimentare il mismatch tra domanda e offerta, soprattutto per i giovani e per chi proviene da percorsi scolastici poco integrati con il mondo del lavoro.
Sul fronte delle competenze, le imprese trevigiane hanno segnalato una crescente importanza delle competenze tecniche, ma anche delle competenze trasversali, come la capacità di lavorare in autonomia e in gruppo, il problem solving, la flessibilità e l’adattamento. A queste si affiancano le competenze digitali e quelle legate alla transizione green, sempre più rilevanti per la competitività delle micro, piccole e medie imprese. Nonostante le criticità, il sistema produttivo mostra segnali di impegno sul versante della formazione: il 60% delle imprese trevigiane ha dichiarato di aver effettuato o programmato attività formative nel 2025, mentre circa il 19% ha ospitato tirocinanti. Dati che indicano una disponibilità a investire nelle persone, ma che secondo CNA Treviso devono essere sostenuti e rafforzati attraverso politiche più incisive e coordinate.
«I dati sui fabbisogni occupazionali del 2025 appena concluso restituiscono l’immagine di un territorio che continua a produrre lavoro, ma che rischia di non riuscire a soddisfare pienamente le proprie necessità», evidenzia Gianpaolo Stocco, presidente CNA Territoriale Treviso. «La mancanza di candidati e di competenze adeguate è oggi uno dei principali fattori di freno allo sviluppo. Serve un rafforzamento deciso dell’orientamento, della formazione tecnica e professionale e del raccordo tra imprese, scuola e politiche attive del lavoro, per trasformare il fabbisogno espresso in occupazione reale e stabile».







