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Rinnovabili, subito il decreto
Rinnovabili: gli incentivi vanno mantenuti fino al raggiungimento della grid parity con l’azzeramento del differenziale tra il costo dell’energia rinnovabile e quello dell’energia in rete.
La CNA pertanto chiede al Governo una rapida approvazione del decreto che incentiva le Rinnovabili, senza attendere la scadenza del 30 aprile, e una clausola di transizione che permetta di mantenere fino al 31 maggio 2012 le condizioni previste dalla normativa precedente. Alle aziende del settore infatti, 85 mila in tutta Italia, va restituita la tranquillità spazzata via da una decisione arbitraria e immotivata dell’Esecutivo.
Immotivata, perché i 2,7 miliardi di euro di incentivi effettivamente arrivati al settore delle Rinnovabili nel 2010, di cui circa 800 milioni al fotovoltaico, provengono interamente dalle bollette energetiche dei cittadini e delle imprese, esattamente dalla componente A3 degli “oneri di sistema”. Gli incentivi al fotovoltaico valgono solo l’1,6% della bolletta energetica, pari a 0,60 euro al mese e a 7,2 euro l’anno, ipotizzando il costo medio annuo per l’energia elettrica di 450 euro.
In Germania gli ordini di grandezza sono molto diversi: gli incentivi alle Rinnovabili valgono 9 miliardi l’anno e un consumatore tedesco, in bolletta, paga per il fotovoltaico 2 euro al mese.
È vero, il costo dell’energia, in Italia, è molto più alto che negli altri Paesi europei e questo fa scontare un deficit di competitività al nostro sistema produttivo. Da venerdì 1 aprile, oltretutto le tariffe dell’energia aumenteranno di un ulteriore 3,9%, a causa del caro-petrolio. Ma è miope pensare di abbassare il costo dell’energia tagliando la quota destinata alle Rinnovabili e dunque gli incentivi, che hanno determinato, in questi anni, la crescita di un settore economico sano e competitivo, che dà lavoro a migliaia di addetti e rappresenta uno spiraglio di luce nel buio della crisi.
Le lobby che spingono per tagliare gli aiuti alle Rinnovabili, a cui il Governo si è dimostrato sensibile, fanno il male del nostro Paese. Gli incentivi infatti devono sì essere razionalizzati e ridotti ma progressivamente. I costi da tagliare infatti sono altri. Basti pensare dal 1992 ad oggi, grazie anche al CIP6, sono stati destinati circa 50 miliardi di euro, prelevate dalle bollette degli italiani, alle fonti fossili e alla chiusura del ciclo del vecchio nucleare, e che nel 2010, i cittadini e le imprese, a fronte di 2,7 miliardi di euro destinati alle Rinnovabili, hanno pagato ulteriori 3 miliardi di oneri impropri.
Al di là del colpo basso ai tanti piccoli e medi imprenditori trevigiani che hanno investito nel settore dell’energia pulita e che si trovano di colpo con le banche che chiudono i rubinetti a causa una scelta sciagurata del Governo, è una priorità strategica per il nostro Paese investire nelle energie rinnovabili. Lo è diventato maggiormente dopo il disastro nucleare in Giappone, che ancora una volta dimostra che è opportuno congelare quella scelta finché non avremo un nucleare sicuro e pulito, e dopo le rivolte in Nord Africa, la guerra in Libia in particolare, che ha causato l’aumento dei costi del greggio e del gas.
L’Italia deve accelerare sulla produzione delle energie pulite e puntare sulla green economy per avere uno sviluppo che offra nuove opportunità anche ai giovani. Tanto più che le energie rinnovabili rappresentano un’economia fortemente partecipata dalle imprese e dai cittadini: il nostro sogno è di avere, in un breve lasso di tempo, 200 mila tetti fotovoltaici in provincia di Treviso.
Alessandro Conte
presidente provinciale CNA Treviso







