Cessione bonus, lo stop di Unicredit e Intesa allarma gli artigiani

Una nuova bufera è in arrivo sull’edilizia: le più grandi banche del Paese – Unicredit e Intesa San Paolo – hanno annunciato di aver raggiunto, o stare per raggiungere, la massima capacità fiscale possibile per la cessione dei crediti. Insomma: non possono più acquisire crediti! Il mercato della casa rischia un nuovo stop.

«In effetti abbiamo le pratiche bloccate – confermano gli uffici di CNA che si occupano di caricare sui portali delle due banche le pratiche per la cessione del credito delle imprese che hanno operato lo sconto in fattura ai propri clienti -. Abbiamo caricato le pratiche entro la scadenza del 25 marzo e non abbiamo più saputo nulla. Le istruttorie di solito sono più brevi. La notizia che le due banche più grandi del Paese hanno raggiunto la capacità fiscale ci allarma».

Le indicazioni dei principali gruppi bancari circa un imminente stop all’acquisto dei crediti d’imposta legati ai bonus edilizi confermano le preoccupazioni espresse da CNA in merito alle continue modifiche normative che hanno introdotto forti limitazioni ai soggetti autorizzati ad acquisire i crediti.

Gli stop di Unicredit e Banca Intesa avvengono in un mercato  già molto sofferente. All’indomani del decreto antifrodi, entrato in vigore il 12 novembre 2021, gli ostacoli per i contribuenti che volevano cedere il proprio credito sono andati via via aumentando, fino all’arrivo del Sostegni ter (27 gennaio 2022) che ha mandato in pensione il concetto di moneta fiscale tagliando a uno il numero dei trasferimenti possibili.   

Dopo quel terremoto, il Governo, su pressione delle Associazioni di categoria in particolare di CNA, ha riportato a tre le cessioni possibili, un passo in avanti anche se giudicato non sufficiente dalle rappresentanze delle imprese. Infatti questo correttivo non ha portato il mercato a un punto di equilibrio sostenibile per i diversi attori, e si sta discutendo di portarle a quattro. Serve pertanto rimettere mano al meccanismo che rischia una volta di più di inceppare il sistema.

CNA ribadisce che l’efficacia degli strumenti di incentivazione è strettamente connessa alla stabilità nel tempo e alla chiarezza delle misure.

«Dopo la paralisi provocata dal decreto antifrodi, le modifiche alla norma che consentono fino a tre cessioni dei crediti a intermediari autorizzati non sono state efficaci per far ripartire il mercato dei crediti d’imposta –  spiega Luca Frare, presidente di CNA territoriale di Treviso -. L’impossibilità per le banche di effettuare una ulteriore cessione dei crediti a soggetti interessati ad utilizzarli, espone le micro e piccole imprese che hanno effettuato lo sconto in fattura ai propri clienti a gravissimi rischi di liquidità. L’estensione fino a quattro cessioni prevista nel decreto energia in fase di conversione va nella giusta direzione per riattivare il mercato».

Secondo CNA, bisogna consentire alle banche di liberare la propria capienza fiscale attraverso cessione dei loro crediti ai propri clienti per non ingolfarle troppo di crediti fiscali. E prevedere la possibilità di rimborso da parte dello Stato quando  un soggetto acquisisce crediti oltre la propria capacità fiscale.

«Il mercato della cessione dei crediti ha bisogno di nuove valvole di sfogo altrimenti si rischia il blocco di tutto il comparto dell’edilizia con ricadute pesanti sulla ripresa economica in un momento in cui ci sono già tensioni ed incognite per la situazione internazionale» conclude Frare.


 

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