Codice Appalti, l’attuale normativa mette a rischio i soldi del Recovery È la denuncia di CNA territoriale di Treviso

«Con le regole attuali sugli appalti rischiamo di perdere i soldi Recovery Fund Next Generation UE» denuncia la CNA.

I soldi dell’Unione Europea infatti dovranno essere spesi per rilanciare l’economia del nostro territorio e uno dei volani saranno, come sempre, i cantieri delle opere pubbliche. Il settore appalti a livello nazionale genera infatti l’11% del PIL ed è da sempre un settore anticiclico, usato per rilanciare l’economia.

Anche nella nostra provincia è del resto urgente porre in sicurezza il territorio sotto il profilo idrogeologico, mettere a norma ed efficientare l’edilizia pubblica, terminare le grandi opere viarie con le bretelle di collegamento, dotare di infrastrutture digitali adeguate e capillari tutte le aree della Marca.

Ma c’è appunto un problema che rischia di bloccare i lavori che invece andranno realizzati entro il 2026. Si chiama Codici degli Appalti ed è una normativa entrata in vigore 5 anni fa ma che, secondo l’Antitrust, andrebbe già pensionata. Il ministro delle Infrastrutture Giovannini ne ha promesso la riforma entro il 2022 ma rischia di essere troppo tardi.

«Gli appalti attuali generano contenzioso, non garantiscono di effettuare i lavori nei tempi brevi che abbiamo, vengono spesso vinti da aziende scollegate dal territorio che non riescono ad assicurare quanto pattuito – denuncia Mattia Panazzolo, direttore territoriale di CNA Treviso -. La burocrazia assurda per appalto non assicura trasparenza e onestà, con conseguenze penali».

È proprio così. Il 74% dei procedimenti penali affonda le sue radici in un appalto conteso. E poi ci sono i tempi, non certo compatibili con le scadenze del Recovery: nel nostro Paese il tempo medio di realizzazione di un’opera pubblica è di 14 anni, il suo costo medio di 50 milioni di euro. I dati sono contenuti della relazione annuale al Parlamento fatta dal Presidente dell’Antitrust e sono chiari indicatori che serve al più presto una riforma.

Gli Artigiani trevigiani sono dunque preoccupati. Un’occasione straordinaria, irripetibile per riportare il nostro Paese nel novero delle nazioni più moderne e avanzate d’Europa rischia di andare perduta.

«Va ripensata l’attuale normativa italiana recuperando il vero spirito delle direttive europee, semplificando e rendendo più trasparenti e meno ridondanti gli adempimenti burocratici» conclude Panazzolo.


 

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