Coronavirus, cala il business ma gli artigiani di Marca rimangono fiduciosi Effetti negativi sul 72% di micro e piccole imprese, l’85% prevede un peggioramento dei conti nel 2020

Nel mondo produttivo trevigiano la convinzione è ormai diffusa: per il nostro Paese, e per la nostra regione in particolare, le conseguenze economiche del coronavirus saranno molto peggiori di quelle sanitarie. Non tutti i settori sono stati colpiti nello stesso modo dall’emergenza Codivid-19, ma tutti – poco o tanto – hanno subito una contrazione del proprio giro d’affari. Se il bilancio definitivo delle perdite potrà essere tirato solo a emergenza finita, al momento ognuno cerca di tamponare come può: chi riducendo l’orario di lavoro dei propri dipendenti, chi mettendoli in ferie o autorizzando permessi, nei casi più gravi e dove è possibile attivando gli ammortizzatori sociali.

A pesare è il clima di incertezza e la non prevedibilità degli sviluppi di questa minaccia subdola. Fiducia e ottimismo rimangono tuttavia gli ingredienti principali con cui gli imprenditori artigiani condiscono le loro giornate, supportati dalle proprie associazioni di categoria, perché – come dice Catia Olivetto, titolare di Pasticceria Ducale – «la vita ci mette sempre di fronte a delle difficoltà e l’imprenditore deve trovare soluzioni in tempi rapidi. Essere imprenditore significa proprio questo: saper affrontare e risolvere velocemente i problemi che ogni giorno bussano alla tua porta».

Emergenza Coronavirus, cosa raccontano i nostri imprenditori

IL SETTORE FIERISTICO

Uno dei settori più colpiti è senz’altro quello fieristico e dell’organizzazione di eventi. «Per noi è un disastro – racconta Silvia Zancanaro della Gu & Gi Equipe di Asolo, che ha già attivato la cassa integrazione per alcuni dei propri dipendenti -, la settimana scorso saremmo dovuti andare in Slovenia a montare degli stand ma ci hanno dato la disdetta. I Comuni e le associazioni stanno annullando una dietro l’altra tutte le fiere. Se utilizzeranno la clausola “per causa di forza maggiore” per la nostra azienda sarà tragico. La stagione primavera-estate temo sia bruciata. Cerchiamo di essere positivi e di usare questo tempo per programmare l’autunno ma intanto con che soldi paghiamo mutui, collaboratori, imposte?».

IL SETTORE TRASPORTO PERSONE

Durissima anche per il settore del trasporto persone. «Non c’è giorno in cui non riceviamo una qualche disdetta – racconta Michele De Zen, titolare di Autoservizi De Zen, ditta di cinque dipendenti tra amministrativo e autisti -. Stanno annullando fino a tutto maggio, ciò significa che quest’anno per noi la stagione è già finita prima ancora di iniziare. Le scuole, sia private che pubbliche, hanno disdettato tutte le gite. Idem le associazioni culturali. Non parliamo dell’incoming dall’estero: ai tour operator esteri ho preferito restituire fino all’ultimo centesimo le somme già versate, senza penali, per mantenerli fidelizzati; ho pensato del resto che il coronavirus prima o poi finirà mentre il Canova, il Giorgione, Asolo, Venezia, il Palladio, la Tomba Brion rimangono un patrimonio del nostro territorio e prima o poi i turisti austriaci, americani, cinesi torneranno. Con i miei collaboratori ci stiamo dividendo il poco lavoro rimasto, l’ultima fetta di torta per così dire, e per occupare le ore stiamo investendo il tempo in lavori straordinari di manutenzione e pulizia. Riduzione orario, ferie e permessi sarà il prossimo passo. Cosa porterà di buono questa crisi? A noi niente. Negli anni abbiamo sempre reinvestito nell’azienda, adeguando il parco mezzi e migliorando sempre il servizio. Vedo invece una cattiva gestione da parte della politica di questa vicenda, ci stanno facendo passare per appestati, creando danni economici difficilmente sanabili».

LA METALMECCANICA

«Non abbiamo problemi di approvvigionamento dei materiali e di lavorazione del prodotto perché siamo l’anello finale di una filiera corta, dove le ditte che lavorano per noi che sono tutti artigiani locali. Gli ordini programmati, però, quelli che andavano oltre il mese, si sono ridotti del 50 per cento; tengono un po’ meglio gli ordini a breve, brevissimo termine, calati “solo” del 20-30 per cento – racconta Giampaolo Stocco, titolare dell’azienda metalmeccanica F.lli Stocco srl di Castello di Godego, una quarantina di dipendenti, che produce elementi di arredo in ferro e vende il 90% dei propri prodotti all’estero in particolare nei paesi europei -. C’è stata una frenata importante del mercato, in particolare da metà gennaio, e si vive alla giornata. Il nostro è un prodotto di design, utilizzato per l’arredamento di uffici, alberghi, hotel e in un quadro di incertezza e timore questi sono i primi investimenti che saltano. Il rinvio delle fiere e la ridotta mobilità dei clienti rendono il futuro molto incerto da programmare: non sappiamo quanto effettivamente calerà il volume di affari nei prossimi mesi, quindi è molto difficile per noi programmare la produzione, sia in termini di approvvigionamento dei materiali sia in termini di personale. Come stiamo reagendo? Abbiamo dovuto non riconfermare il contratto a tre lavoratori interinali e abbiamo stabilito una riduzione dell’orario di lavoro. I dipendenti si stanno organizzando per utilizzare le ferie arretrate e i permessi. Contiamo di far smaltire le ferie entro la primavera in modo da prevedere di essere operativi in azienda a luglio-agosto nel caso ci fosse un’auspicabile ripresa autunnale».

L’ESTETICA E L’ACCONCIATURA

Anche il settore dei servizi alla persona ha risentito dell’emergenza in atto.

«La settimana scorsa c’è stato il vuoto totale e devo dire che a noi è anche andata bene così perché sia io che la mia collaboratrice eravamo influenzate – racconta Rita Segat, titolare del salone Rita Equipe di Chiarano -. Questa settimana il lavoro è un po’ ripreso ma con molta calma. Mi sento tuttavia fiduciosa e spero che questa situazione non si protragga a lungo. Non può fermarsi il Paese».

«Il telefono suona meno – conferma Raffaella Pozzebon, titolare del centro estetico Lady Erre di Istrana -. Certo, abbiamo le clienti fidelizzate che continuano a venire ma il cliente più occasionale, mensile, vedo che tarda a rientrare. Tante clienti ci chiamano chiedendo: “Ma possiamo venire, siete aperte?”. È come se tutti stessero a guardare, aspettando un via libera per ricominciare a fare le cose normali. Va detto anche che alcune disdette o non prenotazioni sono dovute non a paura ma semplicemente al fatto che mamme e nonne sono impegnate nella cura dei bambini che non stanno andando a scuola. Questa emergenza sanitaria ha stravolto il menage quotidiano di molte famiglie e ci si è dovuti riorganizzare. Personalmente, non mi sento né preoccupata né estremamente serena. E comunque nel fine settimana abbiamo un corso di aggiornamento di tre giorni a Torino e nessuno ci ha detto di non venire perché siamo veneti, anzi, a domanda ci hanno risposto che siamo le

benvenute. Compatibilmente con le restrizioni in campo, ci andremo per formarci e preparare le novità della primavera».

LA RISTORAZIONE

Il coronavirus ha avuto il potere di mettere in crisi il rito del caffè mattutino, sacro per molti.

«Li vedo fuori che scrutano dentro e se è troppo affollato aspettano che vada via un po’ di gente prima di entrare – racconta Catia Olivetto, co-titolare di Pasticceria Ducale con dieci dipendenti – . La gente è senz’altro allarmata e il nostro giro d’affari ne ha risentito. Noi teniamo aperto e non demordiamo però abbiamo registrato un calo del 30-40 per cento. Sono diminuite le colazioni del mattino, certo, ma anche gli ordini da parte della ristorazione e dei privati per le feste. A mio avviso in giro c’è anche troppa preoccupazione. Come stiamo rispondendo al calo del lavoro? Con la riduzione di orario e l’utilizzo delle ferie. Intanto abbiamo adottato tutte le misure di sicurezza, dall’amuchina sul banco al tenere aperta la porta per favorire il giro d’aria. Io sono positiva di natura, certo come imprenditrice sono preoccupata per la mia attività, ma non lo do a vedere. Del resto la vita ci mette sempre di fronte a delle difficoltà e l’imprenditore deve trovare soluzioni in tempi rapidi. Confidiamo nella ripresa di Pasqua».

I CREATIVI

«Ad ora mi è saltato un servizio fotografico dedicato alla Lombardia per una rivista di viaggi – racconta il fotoreporter Franco Cogoli, 55 anni, di Borso del Grappa -. In questo momento, per via del coronavirus, la Lombardia, come meta turistica, non è, ovviamente, appetibile, per l’editoria di viaggio. Da vent’anni faccio il fotografo di viaggi e la mia attività è imperniata tutta sugli spostamenti. A breve dovrei andare in Austria e, in seguito, probabilmente, in Croazia: al  momento non ci sono vincoli particolari in questi paesi, solo un controllo sanitario in ingresso in Croazia, ma la situazione è in continua evoluzione, staremo a vedere. Marzo per noi è ancora un mese tranquillo, la stagione inizia con aprile, con il bel tempo. Pertanto un bilancio lo potrò tirare solo in estate. Ammetto di essere un po’ in apprensione anche se sono un ottimista per natura. Questa emergenza sanitaria ha portato anche altri effetti immediati: ho ordinato e pagato della nuova attrezzatura che non mi è ancora arrivata, perché gli spedizionieri in Cina lavorano a ritmo ridotto. Quindi ho fatto un investimento che ancora non mi può fruttare: è un altro aspetto di questa crisi sanitaria. Se questa crisi dovesse prolungarsi, dovrò pensare di diversificare l’attività, cercando di aggiungere nuovi canali, operazione tuttavia che non è mai immediata e richiede tempo».


CORONAVIRUS E IMPRESE: IL SONDAGGIO DI CNA 

Quasi tre imprese su quattro accusano ricadute negative dall’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus. L’85% prevede un peggioramento dei risultati economici per il 2020. Il 68% ritiene molto probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali. Trasporto persone e Turismo i settori più esposti. Sono i principali risultati della rilevazione effettuata dalla CNA presso micro e piccole imprese attraverso un questionario che ha ricevuto 6.327 risposte.

Il 72,4% delle imprese interpellate sta registrando effetti diretti sulla propria attività in primo luogo come conseguenza della flessione della domanda, ma anche per difficoltà nei rapporti con i fornitori e problemi logistici. Le maggiori criticità riguardano il Trasporto persone con il 98,9% che registra una drammatica contrazione della domanda. A seguire il Turismo con l’89,9%, poi Moda (79,9%), Agroalimentare (77,7%). Percentuali superiori al 60% anche nei Trasporti merci, Servizi alle imprese e Manifattura meccanica. Nelle costruzioni solo un’impresa su due lamenta ricadute negative.

Quasi la totalità delle imprese di Trasporto persone prevede che l’emergenza sanitaria impatterà negativamente sui risultati economici dell’esercizio in corso, il 97,9% del Turismo e il 94,2% della Moda. Oltre l’80% per Servizi alla persona, Agroalimentare e Autoriparazione. Più in dettaglio un terzo delle risposte indica la previsione di un calo del fatturato superiore al 15%, il 18,4% invece stima una flessione tra il 5 e il 15% mentre il 35,6% ancora non sa valutare.

Le micro e piccole imprese appaiono particolarmente esposte anche perché la loro capacità di resistere alla brusca contrazione della domanda potrebbe esaurirsi nel giro di poco tempo se, in attesa di una normalizzazione della situazione, non venissero attivate misure energiche di sostegno alle attività economiche.

Tra le criticità che devono affrontare micro e piccole imprese i tassi di presenza dei propri dipendenti. In media il 15,1% registra un aumento delle assenze con punte del 20,4% nel Trasporto persone e del 18% nei Servizi alla persona.

Le imprese mostrano di reagire con adeguata tempestività al nuovo contesto. Quelle dei settori più esposti e che stanno subendo l’impatto maggiore hanno già messo in campo le prime contromisure attraverso contatti con clienti e fornitori o individuando soluzioni adeguate per la gestione del personale (il 48,9% delle imprese turistiche, il 44,1% per quelle di trasporto passeggeri e il 41,6% per i servizi alla persona).  In media il 37% ha già definito e/o avviato azioni per fronteggiare la situazione. Circa il 30% delle imprese dei servizi ha adottato forme di smart working. Il telelavoro, tuttavia, è una soluzione poco praticabile per la maggior parte delle imprese intervistate che operano prevalentemente nei settori manifatturiero, servizi alla persona, trasporti.


EMERGENZA CORONAVIRUS, LE RICHIESTE DI CNA

«La priorità è la salute pubblica, ma è urgente intervenire per contenere i danni immediati sull’economia: l’emergenza ha prodotto effetti diffusi e pesanti su interi settori e filiere. I primi provvedimenti adottati sono stati opportuni, ma è evidente che la brusca frenata richiederà ulteriori e più incisivi interventi».

Lo afferma Alfonso Lorenzetto, presidente di CNA territoriale di Treviso.

«Occorre estendere l’indennizzo a tutti i lavoratori autonomi e professionisti su tutto il territorio nazionale ed assicurare la massima inclusività al sistema degli ammortizzatori sociali – continua Lorenzetto -. In particolare, in relazione all’emergenza liquidità delle imprese, è necessario individuare strumenti che vadano oltre a quelli già individuati per il Fondo Centrale di Garanzia. Per le micro e piccole imprese andrebbe riproposta una moratoria generalizzata sui crediti. Da sospendere pure l’utilizzo degli ISA per il 2020, in considerazione dell’impatto negativo sui bilanci delle imprese. Bisogna, inoltre, mettere in campo misure che fronteggino l’impatto della crisi su intere filiere nazionali di impresa come, ad esempio, nel caso del turismo, dei trasporti e della logistica».

Fondamentale, per CNA, anche prevedere misure che consentano di recuperare il più rapidamente possibile condizioni di sviluppo stabile: la ripresa può essere sostenuta anche attraverso una forte iniezione di risorse pubbliche, spesso già disponibili. Oltre a garantire l’avvio rapido e generalizzato dei cantieri già programmati, occorre accelerare il lavoro di ridefinizione delle norme del Codice dei Contratti pubblici e agevolare i pagamenti della Pubblica Amministrazione.

In sintesi la CNA chiede:

  • la sospensione immediata del pagamento dei contributi Inps per i dipendenti e per i titolari artigiani commercianti o professionisti (da recuperare non prima del febbraio 2021);
  • la sospensione dei tributi statali e periferici  (Iva, Irpef, Ires, addizionali regionali e comunali)  almeno fino al  31 ottobre 2020;
  • la sospensione tributi  dei servizi  comunali  fino al  31 ottobre 2020;
  • l’estensione cassa integrazione in caso di riduzione fatturato oltre il 20%  a tutti i lavoratori indipendentemente dal numero di addetti;
  • l’aumento delle detrazioni fiscali su restauro e risparmio energetico (dal 50 al 65%);
  • l’attivazione immediata di tutte le opere pubbliche cantierabili;
  • una forte campagna marketing all’estero per riprendere l’immagine  sia del turismo che del made in Italy, appena dopo la fase critica di gestione dell’emergenza.

Queste richieste sono state portate dall’Associazione Artigiani al premier Giuseppe Conte.

 


 

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