L’artigiano Juri Bianchin contro la trattenuta del 10%: ci “mangia” i già risicati margini di guadagno

«La trattenuta del 10% sulle fatture si “mangia” tutto il nostro già esiguo margine di guadagno, in un momento di forte crisi dell’edilizia in cui siamo costretti ad accettare commesse al ribasso per non chiudere bottega». A denunciare gli effetti «devastanti» della norma è Juri Bianchin, titolare della ditta edile “Nova Restauri” di Asolo e socio CNA.

Questa norma, introdotta con la manovra d’estate (art. 25 del DL 78/2010, convertito in L. 122/10 del 30 luglio), prevede che, dal 1° luglio, gli istituti di credito trattengano il 10% dell’importo che il cliente paga all’artigiano per interventi di ristrutturazione o di efficienza energetica che beneficiano degli incentivi statali del 55% o 36% (risparmi di imposta). Quindi le banche versano questa somma all’Agenzia delle Entrate come ritenuta d’acconto IRPEF che andrà poi a conguaglio con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Si tratta, insomma, di un ulteriore anticipo delle tasse. In Italia, infatti, le imprese versano già le imposte dirette attraverso un “acconto” e un “saldo dell’acconto”. L’acconto, è utile ricordarlo, è costituito dal 99% delle imposte dovute per l’anno precedente e si versa in due rate: la prima tra giugno e luglio, pari al 40% di tutto l’acconto, la seconda rata entro novembre ed è pari al 60% dell’acconto totale. A ciò, da luglio di quest’anno si è aggiunta la trattenuta del 10%, un trauma devastante per tutte quelle imprese costrette a fare i conti, ogni giorno, con delicati equilibri di bilancio. Come la “Nova Restauri” di Asolo.

«È evidente che questa norma serve allo Stato per fare cassa, ma si deve sapere che ci stanno mandando in rovina – lamenta l’imprenditore socio CNA -. Oggi quando ti tolgono in anticipo anche “solo” 10-20 mila euro di liquidità, la faccenda diventa pesante perché stiamo lavorando con margini esigui. Io ho una squadra di dieci collaboratori, tutti bravissimi, ognuno in grado di gestire un cantiere da solo, e non voglio perderli, non voglio lasciarli a casa. Per questo, come tanti miei colleghi, prendo su anche lavori a ribasso. Ma la ritenuta del 10% mi cancella l’utile. Sto lavorando praticamente a copertura spese».

Oltre agli effetti pratici, la ritenuta del 10% sulle fatture non è all’insegna dell’equità fiscale e di un fisco amico del contribuente. Infatti diventa un anticipo sulle tasse di un anno e oltre. Perché un contribuente deve pagare le tasse un anno prima rispetto alla dichiarazione dei redditi? Pagare le imposte alla presentazione della fattura, con un anno di anticipo, è infatti paradossale e molto penalizzante per tutte le imprese sane e in regola con il fisco.

«La trattenuta del 10% è una sorta di tassa occulta, vergognosa, che serve allo Stato per fare cassa (le previsioni sono di 1 miliardo di euro in 2 anni) ma che mette in forti difficoltà le imprese già in crisi di liquidità  – attacca Marino Marini, direttore della CNA di Asolo -. È stata introdotta per evitare le truffe, ma purtroppo colpisce come sempre gli onesti. Abbiamo raccolto moltissime proteste in questi mesi, soprattutto dagli impiantisti. La CNA è da luglio che chiede a Governo di abolire questa norma. Rinnoviamo la nostra richiesta, unitamente a quella di mantenere anche per il 2011 gli incentivi fiscali dei 36% e del 55%. Se il settore dell’edilizia non è del tutto fermo, è solo grazie alla boccata d’ossigeno delle detrazioni di imposta che motivano i privati a fare interventi pur in un momento di poca liquidità per le famiglie».


 

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