Mercoledì 6 ad Asolo, “Vivere senza farsi travolgere dagli eventi”. Intervista a Stefano Di Carlo

«L’uomo che affronta i propri limiti va avanti, l’uomo che non li affronta per paura rimane rachitico». Parola di Stefano Di Carlo, psicologo e psicoterapeuta, relatore all’ultimo evento del ciclo Trust your Brain 2012, mercoledì 6 giugno ad Asolo, sul tema “Vivere senza farsi travolgere dagli eventi”. La serata inizierà alle 20.30 ed è gratuita. Gli argomenti dell’incontro saranno quindi approfonditi nel laboratorio di sabato 16 giugno.

La tematica è attualissima. Di Carlo, infatti, spiegherà quali sono i meccanismi psicologici ed emotivi alla base di reazioni negative o positive di fronte agli eventi duri e difficili della vita. Cosa fa sì che alcuni alle crisi reagiscano rilanciandosi e altri invece si deprimano fino ad arrivare a gesti estremi come il suicidio?

«Partirò mettendo in luce un tema: quello dei bisogni emotivi insoddisfatti nell’infanzia, per sopperire ai quali ciascuno di noi ha messo in campo strategie di sopravvivenza – anticipa l’esperto -. Questi meccanismi di risposta ce li portiamo dietro. Come ci portiamo dietro credenze su noi stessi e sugli altri che ci condizionano. L’idea di valere o di non valere, di farcela o di non farcela. La credenza che non valgo niente e quindi è inutile tentare. L’idea che gli altri mi siano superiori quindi è inutile che io mi attivi…».

Queste idee, per lo più inconsce, determinano le nostre reazioni. Una di queste ha a che fare con la responsabilità. «Una credenza emotiva  diffusa è quella che si debba portare sulle spalle, oltre al proprio, anche il peso delle difficoltà altrui – afferma Di Carlo -. Molti imprenditori, ad esempio, si sentono molto, troppo, responsabilizzati circa la sorte dei propri dipendenti. Ognuno prima di tutto deve imparare a portare e a gestire il proprio “peso”».

Far emergere alla coscienza questi meccanismi nascosti e credenze inconsce è il primo passo per evitare di rimanere impigliati negli «uncinetti emotivi» che risalgono all’infanzia. E che non saltano fuori quando tutto va bene ma quando siamo messi sotto stress da eventi sfavorevoli, lutti, difficoltà. Come nelle crisi, appunto. Ed è proprio in queste occasioni che si vede se le strategie apprese, o subite, sono efficaci o meno. Sono efficaci, se ci permettono di uscire dalle “secche”, dagli “angoli” in cui ci mette la vita, e di rilanciarci attingendo alle riserve interiori di creatività. Sono inefficaci, e quindi da modificare, se ci fanno arenare, se ci spengono.

Ma si riesce a cambiare le modalità di reazioni sedimentate nel tempo?

«Certo che ci si riesce. Il primo passo è accorgersi che qualcosa non va e mettersi in discussione – risponde lo psicologo -. Poi bisogna individuare i propri limiti personali e relazionali e lavorare su sé stessi per superarli. Più uno lavora su se stesso e più acquisisce capacità di autocontrollo, sicurezza in sé, capacità di problem solving».

Lavorare su sé stessi, però, non è per nulla facile. Gli autoinganni che la nostra mente mette in campo per rimanere dove siamo, per non cambiare, sono micidiali. C’è allora bisogno dello sguardo e dell’aiuto degli altri. Di un coach, un esperto o anche solo un amico. Qualcuno che ci affianchi per farci crescere.

«Noi, pur essendo adulti, bravi lavoratori e bravi imprenditori, con magari anche storie di successo all’attivo, possiamo essere rimasti infantili dal punto di vista emotivo e psicologico – continua Di Carlo -. Poi fino a quando va tutto bene, l’azienda procede e gli affari vanno a gonfie vele, ci sentiamo forti e sicuri di noi. Quando iniziano le difficoltà, e la vita ci mette alla prova, se non siamo forti dentro, crolliamo come un castello di cartapesta».

Dunque la crisi è un’occasione per fare anche igiene mentale?

«“L’albero si rafforza nella tempesta”, scriveva Shakespeare – conclude l’esperto -. Questa drammatica crisi può essere un’occasione per guardarsi dentro, per ritrovare fiducia in sé stessi e nella vita, per rafforzarci e rilanciarci. Non è semplice ma è una bella sfida che vale la pena raccogliere».

Francesca Nicastro


 

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