Serve un fisco più umano, basta con le peregrinazioni fiscali

La nuova organizzazione della Agenzia delle Entrate sta mettendo in seria difficoltà le imprese e i loro consulenti. Lo segnala la CNA provinciale di Treviso che chiede all’ente di rivedere le procedure di relazione con i contribuenti.

Nello specifico la CNA, dopo aver denunciato un anno fa come sbagliato e non funzionale l’accentramento di personale presso la direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate nella sede di Treviso e lo svuotamento degli uffici territoriali, constata, non solo di aver avuto ragione, ma anche che si è verificata una situazione al limite dell’inverosimile.

Accade infatti che le pratiche delle aziende facciano formalmente capo a Treviso ma da qui vengano poi smistate nelle sedi periferiche solo perché seguono la temporanea localizzazione del funzionario assegnatario. Infatti, essendosi male programmate le esigenze logistiche di un così rilevante numero di dipendenti presso la struttura provinciale (gli spazi non sono sufficienti), si è dovuto lasciare anche fisicamente presso gli uffici periferici di provenienza i diversi funzionari virtualmente in forza alla direzione provinciale di Treviso.

Ma le pratiche sono assegnate con un criterio “provinciale” quindi succede che un’azienda ad esempio vittoriese, che deve trattare un accertamento, debba recarsi presso la sede montebellunese o castellana (perché lì è collocato il funzionario assegnatario della pratica) con perdita di tempo e disagi notevoli per il contribuente che deve spostarsi perdendo intere giornate di lavoro.

Questa situazione, che si è venuta a creare da un anno a questa parte, ha, secondo la CNA, allontanato l’attività accertativa dal territorio, mettendo in difficoltà i funzionari stessi che si trovano a decidere su situazioni che spesso non conoscono.

Secondo la associazione artigiana, la riorganizzazione dell’Agenzia delle Entrate non ha nulla di funzionale né per l’ente stesso né per il contribuente con la conseguenza di un peggioramento ulteriore nel rapporto tra fisco e cittadino.

«Non è ammissibile che un imprenditore di Conegliano debba andare a discutere le proprie pratiche a Castelfranco e che uno di Castelfranco debba recarsi a Conegliano – afferma Giuliano Rosolen, direttore della CNA provinciale -. Queste disfunzioni organizzative di un ente che dovrebbe essere a servizio delle imprese e dei cittadini aumenta l’aggravio burocratico e i costi che pesano su chi produce, in un momento già non facile per l’economia. La riforma fiscale che vuole fare Tremonti, e che le imprese aspettano da tempo, dovrà semplificare e migliorare, oltre alle norme, anche il rapporto tra il contribuente e il fisco, presupposto per la costruzione di un positivo rapporto di fedeltà fiscale».

Le peregrinazioni fiscali a cui sono costretti i nostri imprenditori assumono tratti ancora più kafkiani quando nelle cartelle esattoriali sono contenuti errori (le cosiddette “cartelle pazze” arrivate in abbondanza, come già segnalato dalla CNA).

«Ci sono capitate cartelle anche con quattro errori per sgravare le quali un imprenditore di Vittorio Veneto ha dovuto recarsi all’Inps di Treviso, all’Inps di Conegliano, all’Inail di Conegliano e all’Agenzia dell’Entrate di Vittorio Veneto – lamentano i fiscalisti dell’associazione -. Sono situazioni paradossali, al limite, ma purtroppo non rare. Accadono perché i sistemi informatici degli enti non sono allineati, lo abbiamo detto e lo ripetiamo senza temere smentite: i ravvedimenti effettuati dei ritardi di pagamento, ad esempio, non vengono trasmessi o vengono trasmessi in ritardo con il risultato che partono alla volta del contribuenti cartelle esattoriali che non dovrebbero partire. Le stesse rateizzazione chiesta dai contribuenti sono spesso non conosciute dall’ente stesso a cui vengono chieste (ad esempio l’Inps) per cui a rateizzazione in corso il contribuente riceve anche una cartella da Equitalia con la stessa causale».

La CNA ci tiene a sottolineare un fatto incontrovertibile: gli imprenditori colpiti dalle cartelle esattoriali non sono evasori ma soggetti che hanno dichiarato le imposte ma non le hanno pagate perché in difficoltà a tirare fuori i soldi. Evasori sono quelli che al fisco non dichiarano il proprio reddito. Chi non paga perché in momentanea difficoltà economica è un soggetto debitore non solvente che dal fisco verrà “perseguitato” tutta la vita. Una precisazione per dire che “perseguitare” chi è in difficoltà non va confuso con la lotta all’evasione fiscale.


 

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